A volte basta un “volevo sapere come stai” per farti fermare un attimo a riflettere su come stai davvero.

Una domanda semplice in un venerdì che ha il sapore di una domenica uggiosa, di quelle in cui vorresti dormire ma non puoi, di quelle in cui vorresti fare una passeggiata ma fuori diluvia.

Per la sua lentezza, per il suo sapore non sapore come quando assaggi la pasta e non si sa il perché ma non è mai ne salata ne sciocca… Bensì ha un sapore non sapore… Che è peggio!

Siamo sempre troppo di corsa per fermarci a pensare a come stiamo davvero, siamo sempre troppo impegnati in milioni di cose indispensabili da fare, in cose che non si possono mai rimandare a domani e così andiamo avanti.

In un turbinio di giorni che sembrano tutti uguali agli altri, in giorni in cui ci preoccupiamo degli altri mentre non riusciamo mai a preoccuparci di noi.

Ed è lì che l’ingranaggio si inceppa.

Perché uno non capisce mai dove deve aggiustare il tiro, se lo deve aggiustare o se lo deve lasciare andare così come va.

L’asilo è appena iniziato e noi abbiamo già preso la febbre. Si anche la tosse ma ormai non la considero più perché fa parte della nostra vita: da settembre a giugno è come se foss un coinquilino.

Come stai è una domanda che ti mette davanti a te stessa, a quello che sei, a quello che eri e a quello che sarai.

In un venerdì che ti sembra improduttivo e a una come me questa sensazione non piace per niente, mi rende ansiosa.

Un venerdì  in cui entri da Zara e esci senza acquisti, dopo aver provato 4 panataloni e 3 maglie, ma nessuno sembrava tornare al punto giusto. Anche lo shopping contro di me e se adesso qualcuno mi chiedesse come sto sarebbe una tragedia.

Invece credo che ognuno di noi dovrebbe chiederselo ogni giorno davanti allo specchio: “oggi come sto” e soprattutto credo che dovrebbe rispondersi con sincerità perché ognuno ha il diritto di stare come gli pare.

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